Arlecchino servitore di due padroni. Sotto la maschera c’è un uomo depresso

di Magda Poli (Corriere della Sera * 18 ottobre 2018)

Valerio Binasco accompagna Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni (al Carigano, Torino), lungo una strada che dal Settecento arriva al nostro ieri, che poi è anche l’oggi, della commedia all’italiana del nostro cinema.
Film-commedie brillanti, d’ambientazione preferibilmente borghese che conservano una forte vena di satira di costume e spesso improntate a un’amarezza di fondo nella quale si diluisce la comicità. In una scena dagli spezzati, dipinti come le vecchie scenografie, che salgono e scendono e si spostano a comporre per accenni un cambiamento d’ambiente, in costumi moderni l’Arlecchino, affidato a Natalino Balasso che ben lo dipinge, è un poveraccio, bugiardo, servile e irriguardoso, con un bel tratto di depressione, quasi apatico e rassegnato nel suo continuo doversi adattare per sopravvivere. Intorno a lui personaggi che non sono più maschere, ma di una verità goldoniana da dopo riforma.
Una compagnia di bravi attori, bello il Pantalone Michele Di Mauro e la Beatrice/Federigo di Elisabetta Mazzullo, in uno spettacolo dall’impaginazione veloce, quasi cinematografica, dai tratti neri immersi in una pastosità comica, lieve e accattivante.