Balasso: “Drogati di presenzialismo”

L’attore veneto con Marta Dalla Via porterà la commedia Delusionist a Udine, Pordenone, Trieste e Sacile

L’INTERVISTA
di Clelia Delponte (Il Gazzettino Friuli * 12/01/2019)

E’ in arrivo in regione il ciclone Balasso con 4 date in altrettante località: martedì 15 gennaio al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, il 16 al Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Pordenone, il 25 gennaio al Teatro Orazio Bobbio di Trieste, infine il 14 febbraio al Teatro Zancanaro di Sacile; sempre alle 21, tranne a Trieste, dove l’inizio è previsto alle 20.30.
Sua partner di scena e di scrittura per lo spettacolo Delusionist sarà l’attrice e drammaturga (vincitrice di diversi premi importanti da sola o in coppia col fratello) Marta Dalla Via. Una partner alla pari, specifica il comico cinquantottenne, perché “non mi sono mai piaciuti gli spettacoli con un attore comico protagonista e l’altro a supporto come spalla. Inoltre io sono un attore molto “energetico” e ho difficoltà a trovare un attore con cui lavorare che abbia una forza espressiva simile alla mia. In Marta l’ho trovata, vedo in lei un talento innovativo e una interessante ricerca di originalità nella scrittura. E’ bello lavorare con qualcuno che abbia delle affinità e mi interessa lavorare sempre con attori bravi. Brillare in uno spettacolo brutto è peggio che essere secondi in uno spettacolo bello”.
-Qual è il tema della pièce?
“L’odierna necessità sociale di essere sempre presenti 24 ore su 24. Ormai non ci parliamo nemmeno più direttamente, usiamo i messaggi vocali: siamo isole da cui lanciamo messaggi in bottiglia. Questa iper presenza significa solo essere presenti alla società, ma non alle persone. Noi vogliamo rivendicare il diritto a essere assenti”.
-Che gioco teatrale mettete in atto?
“Ci presentiamo nella doppia veste di personaggi e di noi stessi. I nostri personaggi ci chiamano in causa come autrice e attore. Assisteremo dunque all’irruzione della realtà in teatro, ma sappiamo bene che quando la realtà sale sul palco diventa essa stessa teatro”.
-C’è un paradosso che sviluppate?
“Affrontiamo i concetti di successo e insuccesso: apparentemente contrari in realtà intercambiabili. Così come la bomba atomica è stata un successo, se avesse fallito sarebbe stato un successo per l’umanità, dunque a volte è preferibile un insuccesso al successo. Questa riflessione è applicabile al nuovo prodotto al centro della nostra storia: la pillola per non dormire, per essere sempre presenti. Ma è applicabile anche allo spettacolo stesso. Se la gente si diverte senza capire, non sarà un successo, ma un insuccesso; viceversa se uscirà pensierosa sarà apparentemente un insuccesso, ma in realtà avremo colto nel segno. E’ interessante applicare queste riflessioni anche al lavoro degli artisti”.
-Ci spieghi meglio
“Se un artista ha sempre successo, continuerà a fare le stesse cose. Se invece non riscuote più consensi, si prenderà una pausa, ci ragionerà sopra e creerà cose nuove. E’ una legge della natura: anche le piante sfioriscono e si riposano, per poi rifiorire”.
-Quali sono le parole chiave del suo lavoro in teatro?
“Artigianalità e umiltà. Qualità che trovo in Buste Keaton: lui, figlio di attori, che da piccolo in scena rimaneva aggrappato al manico della scopa a mo’ di mocio non ha mai dimenticato questa lezione di concretezza. E l’umiltà per me è aderenza alla terra, che è ciò che ci ha generato, mai metterci sul piedistallo: sono gli altri che lo fanno, ma dovrebbe servirci solo per guardarci meglio”.
-Come nasce l’artista Natalino Balasso?
“Da piccolo sono transitati nella mia Adria artisti come Roberto Benigni, Dario Fo, Giorgio Gaber, alla ricerca non solo della risata, ma dei significati, della commozione del sentimento. Non ho avuto maestri, ma cerco la mia via, spesso ispirandomi a filosofi, biologi, scienziati, pensatori antichi o contemporanei: essi sono in grado di aprire porte e cancelli del pensiero. Spesso le mie letture mi hanno creato esplosioni nel cervello, mi hanno fatto vedere il mondo con occhi diversi.