Balasso, Pantalone d’oggi dissoluto e fallito

LA BANCAROTTA, di Vitaliano Trevisan dall’omonima commedia di Carlo Goldoni. Regia di Serena Sinigaglia. Scene e costumi di Maria Paola Di Francesco. Luci e suono di Roberta Faiolo. Con Giuseppe Aceto, Natalino Balasso, Marta Dalla Via, Fulvio Falzarano, Denis Fasolo, Celeste Gugliandolo, Carla Manzon, Raffaele Musella, Massimo Verdastro. Prod. Teatro Stabile di BOLZANO.

di Massimo Bertoldi (Hystrio * 09/2019)

La bancarotta di Vitaliano Trevisan è un’intrigante rielaborazione dell’omonima commedia giovanile di Carlo Goldoni, con la sola parte del protagonista interamente scritta per delineare il suo “carattere”. Nello specifico si tratta del mercante Pantalone, “uno di quelli che rovinano se medesimi e tradiscono (…) con piena malizia e fraudolenta condotta”. E gli stessi attributi morali e comportamentali sono mantenuti nella rielaborazione di Trevisan, ambientata al presente, attraverso una serie di interventi drammaturgici molto incisivi: semplifica il testo e lo filtra nel linguaggio odierno; cancella alcuni personaggi secondari e li sostituisce con altri funzionali al progetto come la losca figura di Don Marzio che ricorda l’omonimo e torbido personaggio della Bottega del caffè, due sarti e Rosetta, madre della cantatrice Clarice innamorata dell’ex tossico e amletico Leandro che si danna l’anima per cercare di riassestare i disastri del padre Pantalone al quale Trevisan riserva un finale drammaitco, ascrivibile alla cronaca nera d’oggi piuttosto che alla morale conciliante cara a Goldoni. La regia di Serena Sinigaglia impagina uno spettacolo di raffinata e geometrica precisione. Orchestra l’azione degli attori sul palcoscenico occupato dalla facciata fatiscente di una casa d’epoca adagiata sul pavimento con le due finestre e la porta praticabili, simbolo dello sfascio economico e del degrado morale. Così il cocainomane Pantalone di Natalino Balasso manifesta il suo “carattere” dissoluto e fallito, espresso da un repertorio verbale e gestuale lucidamente tratteggiato nelle sue sfumature umane che sprigionano una comicità amara e ricca di spunti drammatici. E’ un animale ferito da chi lo circonda, a partire dal Conte di Fulvio Falzarano con i suo tratti sprezzanti e le battute taglienti intorno alle quali si definisce il “tipo” dell’inaffidabile politico parassita e narcisista. A dilapidare il patrimonio di Pantalone concorre la nuova moglie, una donna dell’Est affidata a Marta Dalla Via, mentre i giovani vivono sogni e frustrazioni in questo mondo comico e di grottesca follia.