“Cativìssima”, Natalino Balasso e il cinismo decadente di Sartana

di Giulia Bassi (Gazzetta di Reggio * 19 febbraio 2018)

REGGIO EMILIA. Rivoltella puntata addosso, e lui (Toni Sartana) a lei: “Detesto le donne e bambini e i cagnetti tascabili”, poi parte un colpo e lei cade a terra freddata da un colpo. Battute e gesti come questi dalla spiazzante, profondamente nera fantasia che scava nel segno della più assoluta indifferenza umana, si sprecano in “Cativìssima”, il secondo episodio della trilogia che racconta le gesta delinquenziali ma a sfondo epico che fanno capo appunto a Sartana. Formalmente, la pièce -in scena al Teatro Ariosto- è una commedia per le battute e le maschere caricaturali rappresentati dai caratteri degli attori, a partire dal protagonista, un debordante Natalino Balasso. Ma di fatto, allude a situazioni vere ed attualissime e così, in fondo in fondo, sarebbe meglio dire che si assiste ad una inesorabile tragedia umana e della società che sprofonda nel marciume il cui olezzo investe in pieno lo spettatore come una mastodontica valanga. Complice anche il ritmo veloce di come si svolgono i fatti e soprattutto come arrivano le parole.

La cattiveria è anche aggressività, quindi per renderla appieno occorre esibire un passo sostenuto, nervoso. Ed è quello che accade.

La trama si sviluppa tra assurdi delitti e sullo sfondo il senso dell’indifferenza più totale…eppure si ride e molto. Se si mettono insieme svariati momenti che mostrano il consolidamento economico di Sartana (togliendo la erre, appare satana, anche questa è pensata benissimo da Balasso) essi sembrano coprire l’intera gamma dei pensieri e della azioni più turpi, come soprusi, ruberie, violenze, prevaricazioni di ogni tipo.

Lo spettacolo risulta quasi un prontuario del genere e per questo presenta, al di là delle prorompenti battute di Balasso -e degli attori bravissimi della compagnia- una sorta di pensiero filosofico solido e ben articolato. I vari contenuti mostrano tinte dalle sfumature scure, tendenti al nero ma per una sorta di magia dello spettacolo- ciò che si vede in palcoscenico tra costumi (bellissimi), scene e luci è tutto esageratamente colorato e carico.

Da qui, e sempre in superficie, viene trasmesso il senso di una falsa allegria che aumenta la percezione del senso del grottesco, del banale, conditi dal più profondo e diabolico cinismo.