Con Balasso risate mitologiche

Recensioni di Ercole in Polesine

L’Alto Adige – 23 Gennaio 2005

A Bolzano teatro strapieno per il suo nuovo Ercole in Polesine
di: Daniela Mimmi

Ercole in Polesine non è solo, anche se solo lui appare nel titolo del nuovo spettacolo di Natalino Balasso, venerdi all’Auditorium Haydn, Ercole in Polesine, appunto.
Con lui ci sono la bellissima Afrodite, la dea dell’Amore, c’è Elio, il sole, c’è Orfeo, c’è il povero Efesto, dio con le stampelle. E poi ci sono Penelope, Ulisse, Telemaco, Nausicaa figlia di Alcinoo (Ma sono nati in una grotta con l’eco?), Zeus, Circe che come tutte le donne avvenenti, trasforma gli uomini in maiali, i Proci, tutte le dee che ben prima dei loro colleghi maschi , governavano il mondo , e naturalmente gli argonauti che, per uno scherzo del destino, scendendo dal nord verso il Mediterraneo, si sono impantanati nelle basse acque nebbiose del Polesine.
Da qui prende le mosse il monologo con cui il comico (e attore e scrittore) di Porto Tolle ha fatto ridere per quasi due ore il pubblico che riempiva completamente l’Auditorium. E 700 persone a teatro fanno un bell’effetto nell’era della tv.
L’inizio è tra il filosofico e il romantico: la nebbia cancella la realtà e la nasconde (Ti accorgi che esiste quando ti schianti contro un tir), ma oltre quella nebbia esiste una realtà tutta da leggere e interpretare, come un libro. Poi parte raccontando a ruota libera e a raffica le avventure e disavventure di eroi, dei semidei non sempre così belli e giovani e non sempre così perfetti. Efesto era storpio perchè per due volte era stato buttato giù da una rupe dai suoi divini genitori. I Proci sono un po’ tonti perchè non si sono accorti in vent’anni che Penelope di giorno tesse la tela e di notte la disfa. Nausicaa era una che la dava via a tutti. E via dicendo. Tentando di legare il passato, la soria e la mitologia, con la realtà dei nostri giorni. Operazione ostica, anche per il fantasioso e simpatico Balasso, che basta che esca sul palcoscenico, dica due parole con il suo buffo accento a metà tra il romagnolo ed il veneto , per suscitare le risate del pubblico. Siamo alle prime repliche, ci dice dopo lo spettacolo, con addosso un maglione con il quale potrebbe scalare l’Everest, e ogno volta aggiorno lo spettacolo in base a quello che succede nel mondo. Effettivamente alcuni collegamenti tra passato e presente risultano, per forza di cose, un po’ forzati. Ma altri sono esilaranti e ben riusciti. Come gli argonauti, anche oggi i turisti non sanno dove vanno, se ci vanno, quando e se tornano. Il turista porta dall’estero solo la dissenteria, il turista fai-da-te la prende prima. Anche l’amore non è mai cambiato e come ci insegna Piero Angela ancora si divide in tre fasi: forte passione, affetto, scardinamento dei testicoli. Con pochi e velati accenni, ad esempio, alla politica fonte inesauribile di idee per comici con poche idee. Del resto, dopo aver terminato il suo monologo, Natalino Balasso dice chiaramente di voler dare una svolta alla sua carriera: con la pubblicazione del suo primo divertente romanzo velato di giallo, “L’anno prossimo si sta a casa” e poi cercare di far ridere senza parlare della televisione e di Berlusconi. E l’altra sera ci è riuscito.