I due gemelli… veneziani e Goldoni trasloca negli anni ’70

Scommessa vinta per l’adattamento di Natalino Balasso della commedia settecentesca portato in scena in piazza sant’Agostino

di Laura Sergi (Il Letimbro * 09/2019)

Il 4 di agosto Goldoni era di scena al 53° Festival teatrale di Verezzi. Un Goldoni un po’ particolare, con puntini di sospensione nel titolo originario, per l’adattamento di Natalino Balasso: “I due gemelli… veneziani”. Protagonista è Jurij Ferrini anche regista, nel doppio ruolo di Zanetto e Tonino, due gocce d’acqua agli antipodi in quanto a personalità. L’ambientazione anni ’70, pur annunciata, sconvolge la mente: sul palco poche panche di ferro, un tavolo da osteria, un grande pannello di legno con scritte dalle risposte inesauribili (Chi sono? Cosa ci faccio qui? Perché?) e un telefono a gettoni (scenografia di Eleonora Diana). Occorrono dieci minuti prima di essere conquistati e scoprire che la scommessa è vinta: non tanto per il meccanismo travolgente di coincidenze e scambi di persona che scatenano la risata qualunque sia il momento storico, quanto perché il resto del cast, pur giovane, è eccezionalmente bravo e gli anni di piombo, i movimenti di protesta, gli scontri fra comunisti e fascisti, sono uno sfondo inusuale altrettanto efficace per sviluppare una metafora. Fraintendimenti a iosa, come da copione, apparenza e menzogna sempre in auge, tanto che la testa gira per il caos, ma faro di riferimento rimane continuamente Ferrini: ora è l’emergente star musicale Zanetto (che “compra” moglie per rinnovare l’immagine e poi si innamora davvero), e ora è il criminale Tonino (che non ci pensa due volte a menar le mani). Certe battute sono di linguaggio corrente, ma è il modo con cui le declama e la caratterizzazione che dà ai due personaggi che porta alla risata. Il regista che entra in scena perché gli “hanno detto che toccava a lui”, l’indolenza dei “Figli dei Fiori”, i momenti della dedica (“Il tempo di morire” di Battisti-Mogol) all’amata alla finestra (panche sovrapposte che danno l’idea di una costruzione in altezza), la fresca, incontenibile risata di Maria Rita Lo Destro (Rosaura) quando Federico Palumeri (Pancrazio) si confessa innamorato, l’esplosione della gelosia e della rabbia di Marta Zito (Beatrice e Colombina-Colombiana): ecco solo alcuni dei momenti più belli! Poi c’è la morte, in tre tempi, di Zanetto e la bella scena con Pancrazio sotterrato dai fiori/peluches (magia del teatro). Sul palco anche Francesco Gargiulo (il dottor Balanzoni, Arlecchino), Andrea Peron (Brighella, Lelio) e Stefano Parisi (Florindo, Tiburzio). Costumi di Paola Caterina D’Arienzo e luci e suono di Gian Andrea Francescutti.