I nostri vecchi social

Dacci oggi il nostro esperto quotidiano, che ci dica che avevamo ragione in qualche modo, che ci dica in qualche modo che si può dire che forse non avevamo torto. Dacci i nostri morti di stagione, gli stranieri da sfregiare o idolatrare. Dacci i nostri demoni, i nostri santi, i nostri sinti da cacciare, i cinghiali al mare, i lupi nel vivaio, le volpi nel pollaio, dacci le facce morte della televisione, che si pascono di morte, che raccontano senza racconto. Dacci tutto il livore che serve a dimenticare quanto eravamo soli quando eravamo liberi. Dacci qualcosa da odiare, qualcuno che fa quello che faremmo noi, qualcuno da segnare a dito, un’offesa da legarci al Dio. Dacci una citazione sbagliata che ci sembri adatta. Dacci le nostre vendette quotidiane, nei nostri vecchi social, dacci un ignorante da deridere per nasconderci tutto quello che non sappiamo. Dacci un politico straniero che ha capito tutto, che ha risolto il dilemma di come stare insieme senza ringhiare per il cibo. Dacci un pensiero nostro una volta tanto. Dacci la morte degli altri per capire che siamo ancora inspiegabilmente vivi.