Il mito greco tra le nebbie di Val Padana

Recensioni di Ercole in Polesine
Il Messaggero Veneto – 20 Marzo 2008
di: Mario Brandolin

Gemona. Natalino Balasso ovvero un bello e confortante esempio di fenomenologia dell’attore all’incontrario: dalla gloria della tv alla fatica, premiata, del palcoscenico. Natalino Balasso, piemontese ma di origini squisitamente venete, da Adria in Polesine, alcune stagioni fa ha deciso di imprimere una svolta sostanziale alla sua carriere. Una sterzata a trecentosessanta gradi che di fatto lo ha portato a chiudere con l’esperienza sketchistica televisiva e a preferire la strada del cinema e del teatro. Ambito, quest’ultimo, nel quale ha realizzato dal 2004 ben quattro spettacoli di successo, tra i quali spicca un’intensa e toccante rivisitazione del capolavoro di Luigi Meneghello Libera Nos. A questo si aggiungano le fatiche letterarie. Dapprima con Il Balasciò, libro con videocassetta del monologo dallo stesso titolo e con Si divertono tutti alle mie spalle, raccolta di sketches e battute del macchiettistico attore porno, interpretato da Balasso a Zelig. Poi con due romanzi, sui quali nessun critico ha storto il naso: L’anno prossimo si sta a casa del 2004 –storia di un incredibile viaggio di nozze d’argento trasformatosi in una sorta di divertente odissea tra Fantozzi e Maigret- e, lo scorso anno, Livello di guardia, un noir tra le brume del Polesine, col Po sempre più minaccioso e un misterioso personaggio che il Po stesso ha rifiutato. E a proposito di nebbia, eccola ricomparire in Ercole in Polesine, in questi giorni nuovamente in regione per una breve tournée in alcune piazze dell’Ert, dove non solo fa da sottotitolo, ma Il mito greco tra i fumi della Valpadana costituisce anche la giusta atmosfera per un racconto che continuamente sfuma dalle gesta degli Dei e degli Eroi antichi nell’attualità e nel costume del nostro tempo, di cui si fa satira pungente e spesso irresistibile. “La nebbia –esordisce Balasso- non fa percepire la realtà ma, seppur impalpabile, sotto il suo manto, la realtà esiste e va interpretata. O sperimentata sbattendo contro un Tir”. E’ quasi una categoria del pensiero, una conditio sine qua non, le nebbia, dalla quale escono, come dal cilindro di un prestigiatore –e Balasso lo è prestigiatore: della parola, della battuta, della citazione, e del suo costante ribaltamento comico-, i personaggi del mito e dell’epica classica. In un crescendo di ilarità e di divertimento, Balasso sgranella, in quel suo veneto bellissimo e liquido che si insaporisce anche di pastose sonorità del romagnolo, la storia antica disquisendo di era matriarcale, della dea madre, dei primi greci, del maschio e femmina in Occidente, del viaggio degli Argonauti, impantanatasi negli acquitrini della Padania e ancora di Fetonte e del carro del Sole, della nascita di Paride, di Orfeo ed Euridice e dei viaggi di quel mandrillone di Ulisse…
Il tutto condito, come si diceva, con uno sguardo acuto e ironico all’oggi e ai suoi molto meno avventurosi e affascinanti miti ed eroi. Ha ben quattro stagioni sulle spalle questo frizzantissimo monologo su un Ercole in salsa padana, eppure non mostra segni di stanchezza o di un qualche cedimento, grazie a un copione ferreo nella struttura narrativa e al tempo stesso aperto al presente e alle sue spesso involontarie e altrettanto spesso tragiche comicità. E grazie ovviamente a un narratore di talento che sa dosare con intelligenza il serio e il faceto. E al quale il pubblico, come quello dell’altra sera al Sociale di Gemona, non lesina l’applauso.