L’Arlecchino di Binasco si toglie la maschera per una commedia tragicomica

Rilettura moderna del capolavoro di Goldoni per una commedia dove tutti sono protagonisti, compreso il pubblico

di Silvia Bardi (QN La Nazione * 14/01/2020)

Arezzo 14 gennaio 2020 – Arlecchino non salta più, ha una certa età e la pancetta, ha perso qualche capello e non indossa il costume a rombi. “Gli unici rombi che ho sono quelli sulla schiena, i segni delle frustrate del mio padrone” confessa inginocchiato verso il pubblico. Chi è andato al teatro Petrarca con il ricordo dell’Arlecchino di Strehler se lo tolga dalla testa perché la lettura che ne ha fatto il regista Valerio Binasco è completamente diversa. La commedia c’è ma è all’italiana e non dell’arte. La regia resta magistrale. Arlecchino interpretato splendidamente dall’attore comico Natalino Balasso non è il solo protagonista anche se delle tre ore di spettacolo tiene le fila. Non ci sono maschere e l’ambientazione è moderna, la scenografia gioca con grandi pannelli volanti che richiamano i colori pastello e gli imponenti portali dei palazzi veneziani mentre due porte che chiudono stanze immaginarie sembrano includere la platea a cui spesso gli attori si rivolgono. Il capolavoro che Goldoni ha scritto nel 1753 riproposto dal Teatro Stabile di Torino mescola il comico, il grottesco e il tragico, ma la battuta arriva sempre al punto giusto a smorzare la drammaticità.

“Per quanto sarà possibile, tenterò di dare a questo testo un sapore moderno, cercando di restituire l’umanità e la credibilità dei personaggi anche quando la tentazione del formalismo teatrale fine a se stesso ci sembrerà irresistibile” spiega Binasco come a giustificare la sua “rottura” con la tradizione. E infatti il suo Arlecchino, che nella sua duplicità si chiama anche Pasquale, è quanto mai contemporaneo, affamato, bugiardo, disperato, disposto, come si sa, a servire due padroni e a complicare le loro vite tra equivoci e sotterfugi, ma è anche il bambino mai cresciuto, timido e ingenuo a cui perdoni tutto. I suoi due padroni sono due amanti separati da un omicidio che a loro insaputa alloggiano nella stessa locanda dove si terrà una funambolica scena con scambi di piatti e pietanze per il pranzo di lui e il matrimonio di lei. Lei che si finge il fratello morto, ucciso dal suo amante, si veste da uomo e ne rivendica la promessa sposa. Scatta il gioco delle parti e degli equivoci, ma le storie umane con le loro passioni e le loro manchevolezze prendono il sopravvento. E al posto delle maschere quei volti di attori valgono più di mille parole. Gli attori sono Fabrizio Contri, Marta Cortellazzo Wiel, Michele di Mauro, Lucio De Francesco, Denis Fasolo, Elena Gigliati, Gianmaria Martini, Elisabetta Mazzullo, Ivan Zerbinati. Insomma, uno spettacolo, uno dei pochi da rivedere anche la sera dopo.