L’idiota di Galilea

Monologo teatrale: scritto e interpretato da NATALINO BALASSO
Regia: STEFANIA FELICIOLI
Musicazione: MARIO BRUNELLO
Produzione/Distribuzione: TEATRIA SRL
Genere: PROSA
Durata: 90’ (atto unico)


Fino a pochi secoli fa la scrittura era prerogativa di una classe ricca e privilegiata. Le sacre scritture potevano essere lette e comprese da un numero irrisorio di persone. L’interpretazione del messaggio divino rimaneva così nelle avide mani di una minoranza facoltosa.
E gli umili? I semplici?
Non c’era alternativa, dovevano fidarsi, allo stesso modo in cui dovevano fidarsi delle leggi che, si diceva, erano fatte proprio a loro difesa.
Anche quando arrivò una buona novella che parlava di liberazione, subito al racconto tramandato si sostituirono testi scritti e ufficiali. Accadde così che proprio gli schiavi, i diseredati, gli ultimi della terra; proprio quelli a cui era rivolta la parola di speranza del messaggio cristiano, erano in realtà tagliati fuori dalla comprensione di quel messaggio. E hanno dovuto farselo raccontare dai loro padroni, dai loro sfruttatori, dai loro oppressori.
Ma cosa poteva capire di quel messaggio chi aveva occhi per vedere, orecchie per intendere ma non aveva ricevuto dal cielo un cervello per mettere insieme le cose? Cosa potevano raccontare quelle scritture a un idiota?

Questo spettacolo narra le avventure di un Maestro e dei suoi discepoli. I fatti della buona novella sono raccontati da un idiota. Il testo è costruito utilizzando un ampio ventaglio di suggestioni che comprende vangeli gnostici, apocrifi, scritti filosofici dell’ambiente greco-romano e pure invenzioni favolistiche. La storia contenuta in questo spettacolo parla dell’aiutante di un falegname di Palestina. I dodici gli avevano detto che era meglio si tenesse a debita distanza da loro e soprattutto doveva smetterla di rivolgere loro quelle stupide assillanti domande. Ma lui era un idiota, non c’era libro che avrebbe potuto distoglierlo dalla sua ostinata incomprensione del mondo.

Natalino Balasso


Note di regia


Un personaggio che non ha nulla dell’eroe, nulla di tragico, non ha nemmeno un nome dato che tutti lo chiamano “idiota”. Fonda le sue certezze sulla ritualità dei suoi gesti di aiuto falegname. La stanza in cui si svolge la sua attività di semplice piallatore è anche la stanza della sua anima infantile e spaventata nella quale convive con le voci di un suo presente. Un presente in cui si sfaldano i confini di spazio e tempo, così come si confondono per noi spettatori quelli di vita e teatro. Qui affiorano i brandelli di un passato in Palestina raccattati dalla sua quotidianità derisa, ma un evento eccezionale attraversa la sua vita: l’incontro con un Maestro. Ed è la sua semplice alterità che gli fa rendere una testimonianza sorprendente di quella voce…lasciandolo solo di fronte ad una inaspettata e ben scomoda verità possible.

Stefania Felicioli