Silvia liberata

Non sono e non voglio essere equilibrato, equidistante, equanime nelle mie affermazioni, perché credo che nessuno lo sia e credo che fare un’affermazione che non aggiunge nulla abbia ben poco senso. La premessa è che le religioni, tutte le religioni, mi fanno cacare anzi che no. Credo che queste favole come tali andrebbero trattate e non dovrebbero entrare a forza nella vita sociale. Non capisco perciò i finti progressisti che dicono che in fondo, se ti converti all’Islam dopo aver letto per due anni solo un libro islamico, non ci si deve stupire più di tanto. Addirittura leggevo su una fanzine progressista che se tu leggessi per due anni il Signore degli Anelli parleresti gaelico e crederesti di vivere in quel mondo.

Ma che cazzo state dicendo?

Questa cosa ha un nome solo: lavaggio del cervello. E purtroppo è la dimostrazione di quanto siamo influenzabili, anche se non credo che tutti si convertirebbero alla religione dell’unico libro che possono leggere in due anni di prigionia. Per quanto riguarda il resto, solo uno stronzo può dispiacersi di questa liberazione, ma la speranza è che moltissime persone oggi prigioniere, torturate e maltrattate possano essere liberate presto. In questi casi ci si chiede sempre se pagare il riscatto non sia un incentivo a futuri rapimenti; lo è. Ma se proprio vogliamo ignorare del tutto il lato umano della faccenda, pur ammettendo che sicuramente il riscatto andrà speso in armi e cose poco piacevoli, se si fa questo tipo di considerazioni bisognerebbe allargare il calcolo dei pro e dei contro di un po’ e considerare che la cooperazione internazionale sottrae moltissima gente alla disperazione e ruba molta forza lavoro al terrorismo del medioriente; credo perciò che, in cambio dei grossi vantaggi che la cooperazione reca alla comunità internazionale, quei pochi milioni siano soldi ben spesi. Considerando poi che i soldi delle nostre tasse, in questo nostro saggio occidente, vanno per svariati miliardi ad acquistare armi che talvolta servono a distruggere l’habitat di luoghi che nemmeno conosciamo e a creare migliaia di nuovi terroristi, forse fare calcoli troppo grossolani ci porterebbe lontano dall’amara realtà che viviamo: i buoni e i malvagi sono talmente coinvolti gli uni con gli altri, che la sindrome di Stoccolma altro non rappresenta che la normalità della vita.