Una scommessa. Recensione di “Arlecchino servitore di due padroni” a Tortona

di Nicoletta Cavanna (RadioGold.it * 31 ottobre 2018)

TORTONA – Con “Arlecchino servitore di due padroni”, nuovissima produzione del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, firmata da Valerio Binasco, si è aperta martedì 30 ottobre  la stagione del Teatro Civico di Tortona, iniziata nel migliore dei modi con un tutto esaurito e un pubblico attentissimo per circa tre ore di spettacolo.
Il testo goldoniano è presentato in tutta la sua umanità, in una forma molto distante dalla commedia dell’arte. Non ci sono maschere, né acrobazie, gli abiti e le scene (di  Guido Fiorato) rimandano agli anni ’50 e la scenografia è composta di teli sottili in tinta pastello, per una scommessa registica che si distacca totalmente dal celebre allestimento di Strehler.
Nei panni di Arlecchino, Natalino Balasso, attorno cui gira tutta la pièce. Balasso interpreta il continuo arraffazzonarsi del servitore povero e sfortunato, le sue furberie e i suoi clamorosi errori con un fare tra il comico e il commovente. Le pirolette e la gestualità della commedia dell’arte sono sostituite da un ritmo dettato dalla necessità, quella della sopravvivenza, e la comicità è accompagnata da un moto di affetto per la sua ingenua furberia. Commuove questo Arlecchino:  la sorprendente scelta di Binasco fa emergere il suo status di “poveraccio”, certo imbroglione, ma fondamentalmente sempre vittima.  Balasso lo interpreta straordinariamente con un fare stralunato da Pierrot e con la parlata veneta che si presta alla comicità sia ridanciana che amara. Intorno a lui e al suo fare sospeso e persino onirico, la macchina teatrale di equivoci, amori contrastati e interessi venali, in un ambiente borghese gretto e votato al puro guadagno. Ambiente ben incarnato dall’ottimo Pantalone di Michele Di Mauro, la cui parlata veneta sottolinea  la ristrettezza di pensiero cammuffata da bonarietà. Esilaranti i suoi alterchi con il Dottore/Fabrizio Contri, padre dell’irruente Silvio/ Denis Fasolo,  innamorato di Clarice/Elena Gigliotti, figlia proprio di Pantalone. I due giovani vivono un amore apparentemente impossibile, perché il promesso sposo di lei, creduto morto, si ripresenta a chiedere la sua mano. Come da noto copione, si tratta di Beatrice, la sorella del defunto, giunta a Venezia, in vesti maschili, in cerca dell’amato Florindo/Gianmaria Martini. Emerge l’interpretazione en travesti di Elisabetta Mazzullo, densa di sensibilità (Beatrice è l’unica che sembra avere compassione di Arlecchino), intraprendenza e passione (cruda e sensuale la finale scena d’amore –ricongiungimento con Florindo). Nel vortice della trama Goldoniana tutto si ricompone, gli amori giungono al matrimonio e tutto è intessuto in forma corale. Si ride di gusto alla gestualità a tratti persino circense di Brighella/Ivan Zerbinati e ai suoi dialoghi con il servitore/Lucio De Francesco e, infine, anche Arlecchino si sposerà con Smeraldina (una Marta Cortellazzo Wiel che ben coniuga note ilari a consapevolezza della condizione femminile).
Una grande prova per tutto il cast e una scommessa registica azzardata e illuminante nel far emergere risvolti psicologici e sociali di un grande testo. Assolutamente da non perdere.
“Arlecchino servitore di due padroni” sarà in scena stasera mercoledì 31 ottobre al Teatro Paolo Giacometti di Novi Ligure, martedì 6 novembre al Teatro Alfieri di Asti e mercoledì 7 e giovedì 8 novembre al Teatro Municipale di Casale Monferrato.