Balasso in scena con un “apocrifo brechtiano”, ispirato alla “Sanata Giovanna dei macelli” di Brecht
di Media & Sipario (19 gennaio 2026)
Bertold Brecht e Natalino Balasso. Cosa potrebbe accumunare questi due artisti così distanti nel tempo? Aver preso Giovanna D’Arco ed averla trasposta ai giorni nostri come simbolo di “essere” sacrificabile sul tavolo del consumismo, della politica e del potere (che comunque spesso vanno a braccetto). Nata come radiodramma nel 1932 e poi proposta teatralmente nel 1935 Brecht utilizza Giovanna D’Arco proponendola come Giovanna Dark in “Santa Giovanna dei Macelli”, giovane e zelante missionaria di una strampalata organizzazione religiosa che si contrappone, ergendosi paladina a fianco della classe operaia – povera ed oppressa – al ricco industriale Pierpont Mauler che inizialmente le fa credere di essere “redento” dalla sue parole.
Balasso, non nuovo alle riletture ed al portare temi “caldi” sui tavolati del teatro prende il soggetto di Brecht, lo porta ai nostri giorni con allusioni ed indicazioni senza però fare aperti riferimenti e trasforma Giovanna Dark in Giovanna Darko, conduttrice radiofonica e eroina moderna che si oppone al dominio dei padroni in una rivoluzione che si muove soprattutto sui social “sobillando” una community online social-socialista alla rivoluzione. Una community che sostituisce quella reale ma in maniera illusoria.
Balasso non cambia la trama: Mauler è sempre un industriale che finge di essere al fianco dei lavoratori ma in realtà assorbe aziende per distruggerle e guadagnare, ha con se un “fidato” segretario che in realtà fa il doppio gioco per riuscire a guadagnare di più e sfrutta ogni mezzo lecito ed illecito per i suoi interessi. Interessi che, ad un certo punto, si rivolgono anche verso la giovane eroina social Giovanna, ma che non si capisce se possano in qualche modo sovrastare quello degli interessi economici.
Satira, politica, riferimenti alle indennità di disoccupazione, ai cosiddetti “redditi” ultimamente istituiti per “aiutare” il prossimo ma che forse nascondono volontà di rielezione, “movimenti” politici non citati che sembrano nascere con le buone intenzioni ma che poi si “perdono” nei meandri della politica attuale e nel girone infernale dell’economia interessata. “Giovanna dei disoccupati” di Natalino Balasso appartiene proprio alla categoria di spettacolo che sembra volerci prendere per mano e accompagnarci in un territorio familiare e allo stesso tempo scomodo: un’opera che invita a sentire sulla pelle il peso e l’ironia del nostro tempo.
Un lavoro corale nel quale Balasso si ritaglia il ruolo principale pur interpretandone altri, con diverse punteggiature musicali grazie a Celeste Gugliandolo. Nella scenografia essenziale ma simbolica di Anusc Castiglion l’intero cast (composto da quattro artisti) si muove indossando uno o l’altro personaggio con fluidità tale da sembrare una compagine molto più ampia e mantenendo sempre chiara la struttura narrativa, aiutati anche da una regia puntuale (Andrea Collavino) che utilizza spesso il senso di smarrimento del personaggio per enfatizzare l’instabilità della società attuale.
Si esce dal Teatro senza risposte e soprattutto senza un senso di lieto fine consolatorio. Si esce con la consapevolezza di corsi e ricorsi storici che dovrebbero far riflettere molto di più. Si esce con la consapevolezza che si dovrebbe cercare di avere un’idea propria ascoltando le notizie e seguendo l’evolversi della società piuttosto che seguire come follower una community sui social e che questa consapevolezza, pur aiutata dal Teatro che da sempre è portatore di verità, dovrebbe scaturire dal guardare la realtà e non uno schermo . Un plauso a Natalino Balasso che firma un’opera lucida e coraggiosa, capace di utilizzare la comicità come strumento di analisi sociale.
Giovanna dei disoccupati
un apocrifo brechtiano
di e con Natalino Balasso
e con Marta Cortellazzo Wiel, Roberta La Nave, Graziano Sirressi
scene Anusc Castiglioni | costumi Sonia Marianni
luci Cesare Agoni | cura musicale Celeste Gugliandolo
regia Andrea Collavino
produzione Centro Teatrale Bresciano, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano
durata dello spettacolo 90 minuti