24 stanze

Piccolo Poema Proletario di
Natalino Balasso
1
Una teoria di moto in corsa precede l’auto padronale
Dietro il fumée dei vetri spessi c’è un’inquietudine sociale
L’oscillazione della borsa ha messo urgenza ai colli lunghi
E lungo il viale dei cipressi cadono imprese come funghi
Ma chi tirava un po’ la corda dicendo “adesso compro tutto”
È lì che butta del formaggio nella tagliola del profitto
2
Quando la multinazionale affonda il tackle sul mercato
È assicurata contro dio, il suo destino è prestampato
La nave è anche il fortunale, non è un problema il fallimento
È una caduta dal pendìo l’avvicendarsi del momento
Mentre al cliente della banca stanno parlando un’altra lingua
Un prolungarsi del ricatto purché il suo mutuo non si estingua.
3
Il drone vola senza insegne, vede le anime dall’alto
Spedisce foto dell’agnello dall’onniscienza del suo spalto
Ora il trasponder già si spegne e dio inserisce rotta ignota
Guarda il rientro del carrello Satana a fare il co-pilota
Dagli strumenti della radio bestemmia e prega senza posa
E la sua voce prepotente è diventata un po’ noiosa.
4
Ed è il bagliore di un istante che invade i panni stesi fuori
Non c’è alcun suono a parte il tuono, la luce non ha più colori
Si spande l’onda devastante e spinge i timpani da dentro
Ed il villaggio nudo e prono non si stupisce del suo scempio
Rimbalza lesta la notizia dalle telefonate skype
Spruzza nell’auto cose morte insieme al deodorante spry.
5
Ora il cliente della banca che si scappella al direttore
Intinge nell’acquasantiera la mano sua di debitore
Nascosto nella cassapanca tiene un fucile a canna liscia
Nell’aria viola della sera, un po’ ci pensa mentre piscia
Nel cesso, i grafici del bar mostrano segni misteriosi
Intanto fuori c’è una razza che è diventata una psicosi.
6
Mentre il villaggio bombardato è un posto vuoto sulla mappa
Che piano piano si colora dal sottosuolo che divampa
C’è già sul luogo un delegato che tratta l’autorizzazione
Che gli permette fin da ora di organizzare l’estrazione
I frutti sporchi della terra non si concedono a chiunque
Quando l’emiro lo saluta lui taglia corto e viene al dunque.
7
Se ci fai caso c’è uno schema anche nel corpo degli insetti
C’è sempre sotto un’intenzione proprio se tu non lo sospetti
Così succede che il sistema ti spinge a bere il tuo veleno
E con la stessa suggestione tu cerchi di pagarlo meno
Perciò la multinazionale ha trasformato il piombo in oro
E mentre tu ti mangi il piombo in paradiso vanno loro.
8
Possiamo dire, a quel che sembra, che il Vero è un pozzo fatto a imbuto
C’è sempre un loro dopo l’ombra, che non ti degna di un saluto
È gente che, come tu vedi, non ti aprirebbe mai la porta
E se nessuno è quel che sembra, c’è chi, sembrare, non gl’importa
C’è sempre un prete, un algoritmo, che dice cosa c’è da fare
Che piscia sopra i piani bassi e fa la conta delle bare.
9
Spunta una mano dal terriccio che sposta i vermi impauriti
Poi balza fuori un mezzo armadio: Narciso Petros detto Haiti
È un energumeno massiccio profugo greco d’Albania
Dio dei traslochi e dello stadio, ha più ritratti in Polizia
Che massa grassa un grande obeso, ha più bevute sul groppone
Delle maioliche distrutte durante la rivoluzione.
10
Il mezzo armadio detto Haiti si prende sbornie distruttive
Odia le donne ed i semiti, i russi e le vacanze estive
È nella fase in cui la prassi suggerirebbe soliloqui
Sulle montagne tra i bivacchi ed i metodici equinozi
E invece lui caccia degli urli che terrorizzano i tafani
Ubriaco marcio fin dall’alba, bestemmia il nome degli umani.
11
Il debitore si è giocato il cellulare di sua figlia
E, scivolando nell’abisso, si tira dietro la famiglia
Si sbraccia intorno disperato, è una camicia controvento
Che sembra destinata al fosso in cui si acquatta lo scontento
E dentro il fosso fan le bolle i disperati del contratto
Ma fuori arriva il buffo suono del loro urlo contraffatto
12
È appena sceso dal barcone un negro flaco sans papier
E già è confuso nello sciame degli abitanti dell’hotel
Tra i derelitti senza nome cerca compagni di sventura
Avventurieri della fame per il suo piano di paura
Dormono sopra gli esplosivi sono gli amici del terrore
Hanno un mandante e un’illusione ed un insolito pallore.
13
Adesso in banca c’è un robot all’accoglienza debitori
Un incolpevole programma stilato per buttarti fuori
Prosegue il ballo del rondò finché chi resta senza sedia
Si butta nudo nella fiamma della vergogna e dell’inedia
E nelle operazioni online c’è una fiumana che si muove
Tutti con il cerino acceso a domandarsi quando e dove
14
Il terzo mondo è l’uomo torcia seduto su una polveriera
Giovani incendi nella sabbia color di sangue della sera
Belva nutrita a botte e morcia, antica santa minorenne
Violata e intatta nella rabbia di una rinascita perenne
L’ultimo canto dei poeti l’ultimo grido di sconfitta
Il figlio di cui ti vergogni, imprigionato su in soffitta.
15
Il negro flaco nel parcheggio guarda il dilemma esistenziale
Dall’ulteriore prospettiva della coerenza alimentare
Dunque, per evitare il peggio, attento al proprio anonimato
Controlla fermo la deriva, accattonaggio limitato
Poche parole a voce bassa; ripercorrendo lo scacchiere
Della sua guerra personale s’insinua ambiguo nel quartiere.
16
Narciso Petros detto Haiti ha una visione alternativa
Della prosaica realtà del mondo Ikea a partita Iva
Lascia il furgone nella city e si dirige fuori mano
Centro Massaggi Shangrillà, cupo risvolto un po’ kafkiano
Dietro il cartello HAPPY END, c’è la Tamara sempre in tiro
È più rumena che orientale la più autorevole del giro.
17
Il debitore ha parcheggiato a dieci metri dalla banca
Nel plateatico del bar si butta giù con aria stanca
Al cameriere imbambolato dal sussultare della fregna
Chiede un insolito Cynar e attende calmo la consegna
Nell’acqua oleosa del lavello lieti sciabordano i bicchieri
E due appuntati sono scesi dall’auto dei carabinieri.
18
Le mamme parlano tra loro di cazzi, scuola e controcazzi
Le loro immagini studiate sono il trastullo dei ragazzi
Esse, insensibili a costoro, guardano i figli scalmanarsi
Nelle inquietudini sudate si fa violenta la catarsi
Il sole taglia la figura del parco giochi comunale
I cani cagano guardinghi nell’ampia luce preserale.
19
Nell’ora degli aperitivi escono lenti dalla banca
Colletti bianchi, dirigenti e impiegatucoli da panca
Ora brandendo i detersivi le donne delle pulizie
Allo sparire dei clienti avanzan dalle retrovie
Sulla sua tolda il direttore finge di scrivere qualcosa
Dentro lo schermo spento e buio per ritardar l’arrivo a casa.
20
Le mamme osservano perplesse la fuoriuscita dal rosario
Delle decane del paese col loro piglio autoritario
Il prete al netto delle messe sogna intraviste lingerie
Di sexy bambole da chiese ignare della pruderie
Lancia un sospiro al Shangrilla poi si dirige al beveraggio
Ordina un rosso perentorio che butta giù come un linciaggio
21
Col passo di chi è fuori luogo ha attraversato sulle striscie
Il debitore un poco alticcio con il fucile a canna liscia
Per liberarsi dal suo giogo di mutui, debiti e bollette
Vuol fare fuoco sul feticcio della finanza ammazzasette
Sulla sua strada, dalla banca, già s’interpone Arnaldi Gino
Guardia giurata da tre giorni, raccomandato dal cugino
22
Spara, ma manca il debitore che intanto esplode due cartucce
Un quarto colpo va a centrare un’Audi 4 sul tettuccio
E scarica il caricatore e tutto ciò lo rende allegro
Abbatte il prete e va a colpire lo zaino blu del flaco negro
Pieno di nitroglicerina per l’attentato nel sacrario
Secondo il piano congegnato del suo mandante sanguinario
23
Saltano in aria zaino e flaco che stava ancora dentro al bar
Esplode il banco dei gelati, esplode il camion Liquigas
Ricade a terra come un caco lanciando schegge all’impazzata
Esplodon gli uomini arrapati mentre s’infrange la vetrata
Del centro beauty Shangrillà, esplode senza ben capire
Narciso Petros detto Haiti nel mentre stava per venire.

24
Saltano in aria le bigotte sopra le mamme insanguinate
Sopra gli attoniti bancari con le budella frammentate
Esplode in strada un’autobotte che abbatte gli ultimi bambini
E tra i boati degli spari che hanno travolto i tavolini
Oltre le spoglie insanguinate di questo macabro week end
Si posa un merlo sbalordito sopra il cartello HAPPY END