Abitare nel faro

Il scritore ha visto un film in cui si racconta di un tizio che abita in un faro. Come tutti i grandi scritori, si è posto domande insospettabili e ha tracciato similitudini sorprendenti. Stare in tel faro. Stare in tel faro è una cosa afassinante e romantica per tuti, trane …

24 stanze

Piccolo Poema Proletario di Natalino Balasso 1 Una teoria di moto in corsa precede l’auto padronale Dietro il fumée dei vetri spessi c’è un’inquietudine sociale L’oscillazione della borsa ha messo urgenza ai colli lunghi E lungo il viale dei cipressi cadono imprese come funghi Ma chi tirava un po’ la …

Balasso: io, Dio e gli idioti

FAMIGLIA CRISTIANA 10/07/2012  “Il messaggio evangelico? Quante incomprensioni e manipolazioni”, parola di Natalino Balasso, autore della piece teatrale “L’idiota di Galilea” Al caffè discorre di Dostoevskij e di Vangeli apocrifi, ha recitato la commedia dell’arte e rivisitato Shakespeare, eppure quel “Verbo” in rete che è Wikipedia lo definisce un “autodidatta”. …

La “cativisìma” commedia di Natalino Balasso è troppo perfino per Rai5

di Andrea Giambartolomei (Il Fatto Quotidiano* 07/02/2016)

LO SPETTACOLO Epopea Veneta

“IN QUESTO SPETTACOLO ci sono un po’ troppe parolacce”, dice al pubblico il presidente del partito interpretato da Stefano Scandaletti. E’ la stessa cosa che hanno pensato in Rai quando hanno visto la registrazione de La cativìssima -Epopea di Toni Sartana, commedia satirica scritta e interpretata da Natalino Balasso e prodotta dal Teatro Stabile del Veneto. E cattivissima, questa commedia, lo è davvero. Sartana (Balasso) è il sindaco-sceriffo di Pontegara, comune della “Regione Serenissima”, e -spinto dalla moglie Lea (Francesca Botti)- mira a diventare “assessore ai sghei”, ai soldi, per farsi corrompere meglio dei predecessori.

C’è un problema, però, ed è il suo rivale, il ricco Benetti, ma viene ucciso grazie all’alleanza del sindaco con il capo ultras Bordin (Andrea Pennacchi). Questo sarà solo il primo degli omicidi che porterà Sartana a essere l’assessore unico della Serenissima: “La cosa pubblica è cosa nostra adesso”, dicelamoglieLea.

Tra parolacce, frasi blasfeme (il faccendiere al quale parla telefonicamente di donne e soldi si chiama don Bruno) e “macchina della palta” per far fuori i rivali, il sindaco di Pontegara scala le gerarchie, ma di mezzo si mettono la vedova di Bennati, Sabina (Silvia Piovan) e un’aiutante voltagabbana, Fiammetta (Marta Dalla Via).

L’ultima tappa della tournée sarà oggi pomeriggio alle Fonderie Limone di Moncalieri (Torino) e poi basta. Chi se lo è perso non potrà vederlo su RaiCinque. Da viale Mazzini, dopo avere mostrato interesse, hanno mandato una lettera a Balasso chiedendogli di cambiare un po’ di cose: “Hanno chiesto di eliminare il turpiloquio, ma i personaggi non possono non parlare così, le parolacce servono per rappresentarli”. Non solo. “Volevano che eliminassi due riferimenti alla Bibbia e al Vangelo e togliere la scena in cui Lea tocca il pacco a Bordin”. L’attore ha respinto le proposte al mittente: “Non posso permettere alla Rai di sindacare sul mio testo”. Finita la tournée, Balasso tornerà a lavorare sulla seconda parte dell’epopea: “Nel marzo 2017 porterò in scena Sartana, Lea e Bordin per rappresentare un’altra ascesa, questa volta imprenditoriale. Nel 2018 invece ci sarà l’ultima parte e sarà un’ascesa spirituale”. E saranno tutte “cativissime”.

Per ordinare i libri

E’ POSSIBILE ACQUISTARE I LIBRI DI NATALINO BALASSO, FINO AD ESAURIMENTO SCORTE Per ordinare il tuo libro segui queste istruzioni: UNO fai un bonifico intestato a Simonetta Vacondio con la somma da pagare al seguente IBAN: IT37Y0707266780000000735861 DUE manda una mail indicando: -il titolo del libro che vuoi e il …

Balasso, il “cattivissimo” del teatro popolare «Non è tempo di buoni»

di Giuseppe Barbanti (La Nuova di Venezia – 27/10/2015) VENEZIA Un Natalino Balasso veramente a briglia sciolta, ha presentato ieri al Teatro Goldoni il suo primo spettacolo interpretato, scritto e diretto per un teatro pubblico, “La Cativissima. Epopea di Toni Sartana”. Una produzione del Teatro Stabile del Veneto che domani …

DOSSIER/TEATRO COMICO

HYSTRIO 4/2015
DOSSIER/TEATRO COMICO
Abbiamo proposto a chi lavora e gioca con il comico a teatro di scegliere una parola-chiave sul tema e di scrivere una breve riflessione. Ne è nato un piccolo glossario sui meccanismi della risata.
a cura di Claudia Cannella, Maddalena Giovannelli, Martina Treu

HYSTRIO trimestrale di teatro e spettacolo

PARODIA
di Natalino Balasso
La parodia non nasce come meccanismo comico. Il comico se ne è impadronito. La parodia nasce come gioco musicale, quella cosa che tutti alle medie abbiamo più o meno sperimentato: cambiare il testo a una canzone, mantenendone la metrica e l’aria musicale. Raramente la parodia ha regole strette, ma è sempre un materiale originale rimaneggiato. Nel suo senso intimo non è che il meccanismo che Freud chiama “spostamento di campo”: prendo una frase, una canzone, un personaggio, una vicenda e lo inserisco in una nuova cornice. Se poi l’originale è drammatico, la riuscita comica della parodia ha grande efficacia. La parodia in sé non è una tecnica alta e nemmeno bassa, anche se oggi viene considerata una forma comica di minor valore. In realtà le sfumature sono moltissime: è parodia il meccanismo con cui Woody Allen realizza finti documentari, con tecnica sopraffina, in certi film come Zelig o Prendi i soldi e scappa, ed è parodia quando il cinepanettone racconta i viaggi nel tempo o il B-movie americano fa il verso ai film famosi.
Ormai i significati originari sono stati stravolti, basti pensare che il dizionario Treccani, oltre al significato classico di parodia, dà anche quello di imitazione caricaturale di personaggi celebri. Del resto viviamo in un’era post naturalistica, in cui i prodotti dell’arte scenica devono essere credibili, realistici, probabili, tutto è diluito in modo che il meccanismo non traspaia e tutto sembri naturale. Quando un comico in tv imita un personaggio politico, e di solito è truccato in modo da assomigliare molto a quel personaggio, realizza un’imitazione. E magari il suo personaggio fa un discorso politico nella cucina di casa sua e parla ai familiari come fossero il pubblico che gremisce una piazza, quindi è anche una parodia. E magari in quel discorso l’autore lascia trasparire una propria tesi ideologica di rovesciamento del potere, quindi fa anche satira. Ma, se ci pensiamo, altri meccanismi come la satira appunto – che è diventata livore senza gioia e ha perso la sua connotazione di “festa” – hanno smarrito molti dei tratti che li caratterizzavano anticamente. Sono diventati altro, come sempre accade alle cose in cui intervengono il linguaggio e le parole.