Viaggiatori di pianura

Gazzetta di Mantova – 23 Febbraio 2009
Viaggiatori di Pianura
Uno show di rara piacevolezza
di A.C.

Al Teatro comunale di Gonzaga si è assistito a uno spettacolo tragicomico di rara piacevolezza, tra momenti di forte intensità. Si tratta di “Viaggiatori di pianura”, scritto da Gabriele Vacis e Natalino Balasso, e messo in scena dal primo, per l’interpretazione dello stesso Balasso, e Laura Curino, e a supporto i giovani Burruano e Liyu Jin.
Il motivo è quello del viaggio che riunisce in uno scompartimento d’un treno diretto a Padova persone disposte a raccontarsi, e a scoprire che ciascuna di loro, in tempi diversi, ha vissuto una calamità naturale, sopravvivendovi in modo casuale. La scena richiede uno schermo televisivo a mo’ di finestrino; dietro innalza un grande schermo, che verrà utilizzato per la proiezione di volti di “alluvionati” con una colonna sonora carica di pathos “neoralista”, oppure di colori con musica swingante.
Due soli i sedili, su cui la Curino e Balasso, e che i giovani spostano a seconda delle circostanze sceniche. Tocca alla signora evocare l’inondazione del Polesine del novembre del 1951, in coincidenza del suo matrimonio. I due viaggiatori interpretano gli sposi, i genitori di lei, l’amica Jolanda, e perfino il mulo Mario, un gioco della parti vivacissimo, di caratterizzazioni contadine, di una prima notte senza letto, e poi sul tetto, tutti insieme, in attesa delle barche di salvataggio, e del tuffo del neo sposo dietro al mulo. Il dramma è palese, ma la memoria sa vedervi i lati buffi e comici.
Anche il personaggio di Balasso, veneto di terza generazione trapiantato a New Orleans, musicista blues, rievoca le figure singolari e pittoresche dei colleghi, e poi racconta dell’uragano Katrina, e del suo salvarsi aggrappato al contrabbasso.
I due giovani, oltre a interloquire di tanto in tanto, parlano di sé, specie il ragazzo, che si è trovato a essere animatore, e sposo, in un villaggio turistico in occasione dello tsunami che ha portato via dalle coste thailandesi trecentomila pescatori. Oltre alla constatazione che simili catastrofi giovano alla speculazione capitalista, il ragazzo rivela che quelli sono stati i giorni “migliori” della sua vita, e c’è che lo corregge: i più “necessari”.
In ogni racconto dello spettacolo, il grumo tragico costituisce il nocciolo intorno al quale crescono il frutto saporito e i colori vivaci della vita. Che è poi un invito ad aggregarsi, e a esser lieti di esistere. La regia di Vacis risulta lineare, briosa, efficacissima. Affiatati gli interpreti; Laura Curino, al solito straordinaria, sa controllare e dare voce, con ironia e umorismo, anche a tre personaggi femminili contemporaneamente; non di meno Balasso che mima perfino il mulo, suscitando un’ondata di ilarità irresistibile. Una coppia da inseguire. (a.c.)